Ci sono pazienti che arrivano in studio con un paradosso.

Gli esami sono “quasi normali”. Prendono vitamine del gruppo B da mesi. Eppure si sentono stanchi, mentalmente rallentati, infiammati.

Spesso, dietro questo quadro, c’è una parola che negli ultimi anni è diventata quasi mitologica: MTHFR.

Il problema non è la vitamina. È la trasformazione

La MTHFR è un enzima. Il suo compito è trasformare l’acido folico nella sua forma attiva: il 5-metiltetraidrofolato (5-MTHF).

È questa forma che permette all’organismo di completare uno dei processi più importanti della fisiologia umana: la metilazione.

Metilazione significa:

  • regolare l’espressione genica
  • produrre neurotrasmettitori
  • convertire l’Omocisteina in metionina
  • mantenere equilibrio cardiovascolare
  • modulare l’infiammazione

È un meccanismo silenzioso ma centrale. Quando funziona bene, non ce ne accorgiamo. Quando rallenta, il sistema inizia a “faticare”.

La variante genetica: non una malattia, ma un rallentamento

Le varianti più comuni (C677T e A1298C) non sono patologie. Sono semplicemente versioni dell’enzima meno efficienti.

In alcune persone l’attività enzimatica può ridursi anche del 60–70%. Questo significa che la conversione dell’acido folico nella forma attiva diventa meno efficace.

E qui nasce l’equivoco clinico.

“Ma sto già prendendo le vitamine…”

Sì. Ma in quale forma? Molti integratori contengono:

  • acido folico sintetico
  • cianocobalamina (forma non attiva di B12)

Se l’enzima MTHFR è meno efficiente, il corpo fatica a trasformare queste molecole nella versione utilizzabile. È come avere benzina nel serbatoio ma un filtro ostruito.

Il risultato?

  • omocisteina che non scende
  • sensazione di stanchezza persistente
  • brain fog
  • rischio cardiovascolare aumentato nel lungo periodo

Non è un deficit di vitamina. È un problema di metabolizzazione.

Il vero concetto: bypassare il collo di bottiglia

La soluzione è molto semplice e non consiste nell’ aumentare la dose, ma nel cambiare forma di vitamine assunte:

  • 5-MTHF (L-metilfolato) → già attivo
  • Metilcobalamina → forma biologicamente pronta
  • B6 attiva (P5P) e riboflavina → cofattori del ciclo

In pratica, si fornisce direttamente ciò che l’enzima fatica a produrre.

Un dettaglio importante

Non tutte le persone con mutazione MTHFR hanno un problema. Molti convivono perfettamente con la variante genetica senza alcuna alterazione clinica.

Di fondamentale importanza è la valutazione di:

  • omocisteina
  • quadro clinico
  • sintomi
  • contesto metabolico

Conclusione

La mutazione MTHFR non è una condanna.

È una variabile metabolica e quando la si interpreta correttamente, la soluzione è sorprendentemente semplice: fornire al corpo le vitamine nella forma che può usare immediatamente sia sotto forma di integratori orali sia con infusioni personalizzate mirate (infusioni https://www.gianmarcopaganini.it/medicina-antiaging/)

Dr. Gianmarco Paganini

Studio di Medicina Innovativa